ROMA 20/02/2017– I farmaci antitumorali per i bambini non sono sperimentati. Per curare i piccoli malati vengono utilizzati, di fatto, i farmaci testati sugli adulti, adattando soprattutto le dosi. Poco importa che non siano autorizzati per l’età pediatrica e siano portatori, per i più piccoli, di effetti collaterali e rischi altissimi: il mercato detta le regole, e i numeri più esigui dei tumori dell’infanzia e dell’adolescenza non spingono le aziende farmaceutiche a investire nella sperimentazione. Questo l’allarme che lancia la Fiagop, Federazione italiana associazioni genitori oncoematologia pediatrica che il 15 febbraio, ha celebrato la Giornata mondiale contro il cancro infantile con un gesto simbolico, il lancio di 12.500 palloncini nelle principali città italiane: “Per far conoscere – riferisce l’associazione – le problematiche che i bambini e gli adolescenti colpiti da tumore, insieme alle loro famiglie, si trovano quotidianamente ad affrontare”.

Angelo Ricci è il presidente della FIAGOP ed è “genitore di una bambina che non c’è più” a causa di uno dei linfomi più aggressivi. Ricci spiega che “gran parte dei successi nella cura di malattie nei bambini e adolescenti sono dovuti ad adattamenti di farmaci per adulti con integrazione di altre terapie come la radioterapia. Ma siamo arrivati a un livello oltre il quale non si può più andare. Serve un nuovo impulso per garantire farmaci pediatrici”.

Non è che manchi la ricerca clinica: “La ricerca clinica esiste, gli istituti e i laboratori che fanno ricerca sono di fondamentale importanza. Quello che manca è lo sviluppo dei farmaci. Essendo bassi i numeri dell’oncologia pediatrica – per fortuna -, è la malattia dell’adulto che fa da traino”. Quali sono i rischi? “Effetti collaterali altissimi, da cardiopatie a disturbi dell’udito e disturbi cerebrali, perfino recidive e tumori secondari dovuti ai farmaci, anche a distanza di anni”.

Che fare? Come dare impulso alla sperimentazione? “Queste decisioni sono prese a livello europeo. Dieci anni fa l’Ue ha emesso un regolamento: ogni volta che un’azienda farmaceutica testava un farmaco (ogni tipo di farmaco, non solo oncologico) lo avrebbe dovuto testare anche per l‘età pediatrica, con incentivi. C’è solo una pecca in questo regolamento: le aziende possono derogare, e c’è stato il 70% di deroghe. Basti pensare questo: in dieci anni sono stati sviluppati solo due farmaci per i bambini”.

Le associazioni europee, inclusa la Fiagop italiana, hanno costituito una rete insieme alla Siope, The European Society for Paedriatic Oncology che sta lavorando con Commissione europea per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (Envi) e con la deputata europea italiana Elena Gentile “per spingere a una revisione delle norme esistenti -, spiega Ricci -: le aziende verifichino i farmaci sul bambino, e gli incentivi siano meglio erogati. La Commissione Envi ha approvato all’unanimità la nostra mozione – riferisce Angelo Ricci di Fiagop -, l’ha portata al Parlamento a Strasburgo ed è stata approvata”. Così entro il 2017 la Commissione europea dovrà rivedere il regolamento ma, aggiunge Ricci, “non ne ha l’obbligo!”. Per questo ha istituito una consultazione popolare, basata sulla relazione dei 10 anni del regolamento europeo (qui la pagina Fiagop dedicata alla consultazione). Il 20 febbraio scade il termine per inviare i propri pareri. “Molte le associazioni che hanno risposto, da noi ad esempio l’associazione oncologi pediatri. Abbiamo inviato ad esprimersi anche Airc, Ail e Fondazione Veronesi”. (ep)


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